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  • Lunario casalecchiese ⌚📅

    Introduzione

    Il Lunario Casalecchiese è una pubblicazione annuale, giunta alla sua trentesima edizione, che raccoglie la storia, la memoria, le immagini d’epoca e i racconti legati alla comunità di Casalecchio di Reno. Questo calendario locale documenta eventi significativi, frammenti di vita quotidiana del passato e le trasformazioni urbanistiche che hanno segnato il territorio.

    foto del calendario del mese di aprile

    Tra le sue pagine si possono trovare tracce della storia di eccellenze industriali locali, come la Fars (Fabbrica Italiana Racchette e Sci), attiva fin dagli anni ’50.

    Prime foto Fars anni ’50

    fabbricazione racchette sportive


    E non mancano rubriche e siparietti tra i luoghi simbolo, come il Lido di Casalecchio (la “spiaggia” dei bolognesi) e i volti di personaggi che hanno contribuito a preservare la memoria locale, ad esempio lo storico Pier Luigi Chierici.

    Attraverso vecchie fotografie ripescate tra i cimeli di famiglia, il Lunario mostra il volto della “Casalecchio d’na vòlta”, stimolando il ricordo e un pizzico di nostalgia negli abitanti.


    Storia e cultura

    Il Lunario nasce nell’ambito delle celebrazioni del patrono e viene tradizionalmente presentato a novembre, durante la Festa di San Martino. Il progetto è curato con passione grazie al contributo di storici locali e associazioni come la “Casa delle Acque”, per mantenere vivo il legame tra passato e presente, tra vecchie e nuove generazioni.

    In questo contesto nasce una cultura profondamente legata al ritmo delle stagioni e alla vita comunitaria. È qui che si inserisce il cosiddetto “lunario casalecchiese”, che non è un libro ufficiale nel senso stretto, ma una tradizione popolare: un insieme di saperi tramandati, legati al calendario agricolo, alle feste religiose e alle abitudini locali. Il lunario scandiva i tempi del lavoro nei campi, ma anche quelli della socialità: quando seminare, quando potare, quando festeggiare. In Emilia, e a Casalecchio in particolare, queste tradizioni si intrecciano con la religiosità popolare e con il paesaggio, creando un calendario “vissuto” più che scritto. Non è un caso che molte usanze siano ancora oggi legate a momenti specifici dell’anno, come la Pasquetta, che diventa occasione di cammino, incontro e memoria collettiva.

    Sentiero dei Bregoli , Google

    Ed è proprio qui che entrano in scena i Bregoli, forse l’elemento più affascinante per capire l’identità culturale del luogo. Il Sentiero dei Bregoli non è solo un percorso naturalistico: è una vera e propria “linea narrativa” che collega Casalecchio a Bologna, partendo dalla chiesa di San Martino e arrivando fino al Santuario di San Luca sul Colle della Guardia. Lungo circa 1,7 km, attraversa boschi, salite ripide e scorci panoramici, ma soprattutto attraversa i secoli .

    Nel Medioevo era una via strategica che collegava importanti strade romane evitando il centro urbano; nell’Ottocento fu adattato anche a scopi militari; nel Novecento diventò un luogo di devozione con la costruzione della Via Crucis; durante la Seconda guerra mondiale ospitò perfino rifugi anti-bomba . Ma ciò che lo rende davvero unico è il suo uso sociale: per decenni è stato il luogo delle passeggiate, dei picnic, degli incontri. Il nome stesso “bregoli ” deriva probabilmente dai piccoli rami raccolti lungo il percorso, ma col tempo è diventato sinonimo di esperienza condivisa.


    Ancora oggi sopravvive una tradizione vivissima: la camminata di Pasquetta “su e giù per i Bregoli”, un rito collettivo che unisce natura, spiritualità e convivialità. Un tempo era anche il sentiero degli innamorati, delle fughe romantiche, delle chiacchiere lontano dal paese; oggi è un simbolo identitario, un modo per “riabitare” il territorio e riscoprire una memoria comune .

    Se si guarda Casalecchio attraverso i Bregoli, si capisce qualcosa di più profondo: questo non è solo un luogo di passaggio tra pianura e collina, ma uno spazio in cui storia, paesaggio e vita quotidiana si intrecciano continuamente. Il lunario, con i suoi ritmi stagionali, e i Bregoli, con il loro percorso fisico e simbolico, raccontano la stessa cosa: un modo di vivere il tempo e lo spazio che non è lineare, ma ciclico e condiviso.


    Il cammino della Pasquetta

    l Sentiero dei Bregoli è uno di quei luoghi che, più lo si osserva da vicino, più rivela una stratificazione sorprendente di storie, usi e piccoli dettagli che spesso sfuggono a una prima passeggiata. Non è semplicemente un collegamento tra Casalecchio e il colle della Guardia, ma una sorta di “archivio all’aperto” dove ogni tratto conserva tracce di epoche diverse.

    Una delle curiosità più interessanti riguarda proprio il nome “Bregoli”. Non esiste un’interpretazione unica e definitiva: secondo la tradizione popolare deriverebbe dai “brègol”, cioè piccoli rami o fascine raccolti nel bosco, attività comune per chi viveva di economia rurale. Ma c’è anche chi ipotizza un’origine più antica, forse legata a termini longobardi o a deformazioni dialettali ormai perdute. Questo alone di incertezza è tipico della cultura orale emiliana, dove i significati non sono fissati ma evolvono con l’uso.

    Cartello storico raffigurante indicazioni per il sentiero dei bregoli , vicino San Luca , foto inedita

    Camminando lungo il sentiero, si può notare come il tracciato non sia affatto casuale: segue una linea di crinale e di mezza costa che lo rendeva strategico già in epoca medievale. Era infatti una via “alternativa” per evitare il fondovalle e controllare meglio gli spostamenti. Non a caso, nell’Ottocento fu adattato anche a scopi militari, e ancora oggi, se si presta attenzione, si possono intuire modifiche al terreno che non sono naturali ma frutto di interventi umani.

    Un dettaglio poco noto è la presenza, lungo il percorso, di tracce della Seconda guerra mondiale. Alcune cavità e adattamenti del terreno furono utilizzati come rifugi antiaerei: il bosco dei Bregoli, fitto e riparato, offriva protezione durante i bombardamenti su Bologna. Questo aggiunge una dimensione molto concreta e drammatica a un luogo che oggi appare tranquillo e quasi fuori dal tempo.


    C’è poi la dimensione devozionale, che cambia completamente il modo di leggere il sentiero. Con la realizzazione della Via Crucis, il percorso assume un significato spirituale: non è più solo un passaggio, ma una salita simbolica verso il Santuario della Madonna di San Luca. In questo senso, i Bregoli diventano una sorta di “versione selvatica” del più famoso portico che sale da Bologna: meno monumentale, ma più intimo e immerso nella natura.

    Un’altra curiosità riguarda l’uso sociale del sentiero nel Novecento. Prima della diffusione dell’automobile e del turismo organizzato, i Bregoli erano una vera e propria meta di svago popolare. Le famiglie salivano con ceste e tovaglie per fare picnic, i giovani li percorrevano come spazio di libertà, lontano dagli sguardi del paese. Per questo veniva spesso considerato il “sentiero degli innamorati”: un luogo discreto, dove parlare, incontrarsi, o semplicemente stare insieme.

    La tradizione di Pasquetta, ancora oggi molto sentita, è forse l’eredità più viva di questo passato. La camminata “su e giù per i Bregoli” non è solo un’escursione, ma un rito collettivo che unisce generazioni diverse. È interessante notare come questa usanza si colleghi idealmente al lunario locale: il tempo della festa primaverile, della rinascita e della vita all’aperto trova nei Bregoli il suo spazio naturale.


    Infine, un aspetto spesso trascurato è quello paesaggistico. Il sentiero è una sorta di confine ecologico: in pochi minuti si passa dall’ambiente fluviale del Reno al bosco collinare, con variazioni evidenti di vegetazione e luce. Questo lo rende un luogo privilegiato anche per osservazioni naturalistiche, ma soprattutto crea una sensazione molto particolare per chi lo percorre: quella di attraversare non solo uno spazio, ma più “mondi” diversi.

    In fondo, il fascino dei Bregoli sta proprio qui: non sono spettacolari nel senso classico, ma diventano ricchissimi se li si guarda con attenzione. Ogni passo aggiunge un dettaglio, ogni curva suggerisce una storia, e il sentiero, da semplice cammino, si trasforma in esperienza.


    Vista prospettica sulla città di Casalecchio di Reno

  • Villa Marescalchi e la Tenuta di Tizzano: storia, vino e nuove esperienze tra le colline bolognesi

    Una villa che parla di storia

    Sulle dolci colline che dominano Casalecchio di Reno, a pochi chilometri dal centro di Bologna, sorge Villa Marescalchi, residenza storica circondata da un grande parco verde e da vigneti che raccontano secoli di vita, cultura e produzione vitivinicola. La villa e la tenuta rappresentano oggi uno dei luoghi più affascinanti del territorio bolognese, dove storia, natura e vino si intrecciano in un quadro unico.

    La villa fu costruita nella metà del XVIII secolo dal conte Vincenzo Marescalchi. Inserita in una grande tenuta agricola, era circondata da un parco all’inglese con alberi secolari e si affacciava sui vigneti circostanti, che da sempre caratterizzano queste colline. Sebbene la villa originaria abbia subito gravi danni durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, quando una parte significativa dell’edificio fu distrutta, ciò che rimane è stato restaurato con cura, mantenendo un forte carattere storico e architettonico.

    Nel corso dei secoli la proprietà passò attraverso matrimoni nobiliari alla famiglia Visconti di Modrone, antica e prestigiosa casata milanese. Oggi la villa appartiene ancora a questa famiglia, che ne custodisce la storia e continua a valorizzarne il patrimonio.

    La tenuta di Tizzano: un cuore produttivo

    Villa Marescalchi non è un luogo chiuso nel passato, ma fa parte di una tenuta agricola viva e produttiva, conosciuta come Azienda Agricola Tizzano. La proprietà si estende complessivamente su circa 230 ettari di terreno collinare, con esposizione al sole e un clima ideale per la viticoltura. Sulle pendici vengono coltivati vigneti dove crescono varietà locali e internazionali come Pignoletto, Barbera, Merlot, Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Pinot Bianco, Riesling Italico e Sauvignon.

    La tenuta è parte dell’area di produzione dei vini dei Colli Bolognesi, con vini riconosciuti sotto la denominazione DOC e DOCG. Tra questi il Pignoletto è uno dei vini più rappresentativi, disponibile in versioni frizzante, spumante e fermo, e considerato uno dei bianchi più tipici del territorio. La filosofia della produzione unisce tecniche moderne di vinificazione al rispetto per la tradizione e per il paesaggio agricolo, con cura manuale delle uve e attenzione alla qualità.

    Degustazioni, visite e attività odierne

    Oggi Villa Marescalchi e la Tenuta di Tizzano sono aperte al pubblico attraverso diverse esperienze. L’azienda offre visite guidate in cantina e ai vigneti, durante le quali è possibile conoscere il processo di produzione del vino e degustare le varie etichette accompagnate da prodotti tipici locali. Le degustazioni sono su prenotazione e sono pensate per far conoscere non solo i vini ma l’intero legame con il territorio

    La tenuta ospita anche eventi stagionali e iniziative culturali. Tra queste ci sono concerti al tramonto tra i filari, passeggiate con degustazioni guidate e altre attività legate alla cultura del vino e della campagna. In alcune occasioni il parco storico della villa è stato inserito in manifestazioni come “Giardini Aperti”, attraverso cui è possibile visitare gli spazi esterni e apprezzare la bellezza naturale e storica del luogo.

    Un luogo da vivere

    Villa Marescalchi è quindi un luogo da vivere in prima persona, non un semplice monumento da guardare da lontano. Le sue stanze, il parco, i vigneti e le esperienze offerte permettono di immergersi nella storia e nella cultura dei Colli Bolognesi. Passeggiare tra i filari, visitare le cantine, degustare i vini e partecipare alle attività proposte significa comprendere appieno il valore di un territorio che unisce passato e presente, natura e gusto.

    In questo modo Villa Marescalchi e la Tenuta di Tizzano rappresentano un esempio di come un luogo storico possa continuare a vivere e a raccontare storie, attraverso la produzione del vino, la cura del paesaggio e l’accoglienza di chi desidera conoscerne la storia e il fascino.

  • Dove il tempo si è fermato: Casa Museo Nena

    Sta lì casa Nena, nascosta tra gli alberi, dove non ti aspetteresti altro che palazzi nuovi e capannoni industriali, ai margini della Meridiana poco prima del sottopasso di via del Lavoro.

    struttura esterna
    arredamento interno

    Il Museo ha aperto le porte nel 2020, dopo la morte di Maria Maddalena Garavani Cetrullo,familiarmente chiamata “Nena”, con l’intento di riportare all’antico splendore la dimora storica di palazzo Boschi, Rivani e Garagnani. 

    camera da letto

    È stato il primo “museo” aperto nel territorio di Casalecchio ed è oggi luogo di crescita, di incontro e di conservazione di un patrimonio, anche immateriale.

    Nel XVII secolo la dimora era appartenuta alla famiglia Segni, nel 1745 fu acquistata dal marchese Boschi che, dopo l’Unità d’Italia, la cedette alla famiglia Rivani, proprietari terrieri locali. Questi ultimi la tennero per una sola generazione poiché Angelo Rivani non ebbe eredi diretti e il palazzo passò nelle mani dei Garagnani, che ottennero per due volte il titolo pontificio di Conti. 

    I Garagnani possedevano aziende agricole, e com’era da tradizione, le migliori venivano legate ai figli maschi, mentre alle figlie venivano cedute le più piccole e meno produttive. È questo il destino assegnato alla graziosa villa di campagna: dal Conte Vincenzo passa alla Contessa Cesarina, madre di Nena. Quando la contessa eredita l’azienda, il palazzo è vuoto e senza mobilio, ma con l’aiuto del marito lo riporta all’antico splendore. 

    Negli anni successivi arrivò la guerra e la casa fu requisita dal comando tedesco che finì per appiccare il fuoco in alcune stanze. Dopo il conflitto mondiale, la casa venne utilizzata dal Comune, che adattò al primo piano una scuola elementare e utilizzò un’altra ala per gli sfollati. 

    Negli anni ‘50 la villa finalmente tornò in possesso della famiglia Garagnani-Garavani che inizialmente la utilizzarono come dimora estiva, ma vi si trasferirono definitivamente alla fine degli anni ‘70. Con la morte della Contessa Cesarina, nel 1992 la casa si svuotò nuovamente e venne affittata come spazio per uffici, finendo però per essere chiusa del tutto pochi anni dopo. 

    Oggi la casa appartiene a Francesca Romana, figlia di Maria Maddalena, che insieme ai suoi figli ha deciso di ristrutturarla e riportarla agli arredi e alla disposizione originale, come in una macchina del tempo.

    il giardino di nena

    Momenti vissuti: 

    Il museo, oltre alle visite guidate, organizza degli eventi e in particolare collabora con il comune per la stagione estiva casalecchiese “A mente fresca”.

    Casa museo Nena nel corso del 2025 ha aperto le porte a tanti eventi:

    • il 14 e 21 dicembre si è svolto il canto di natale e un laboratorio per bambini.
    • il 16 novembre si è tenuto un laboratorio per famiglie chiamato “un mantello di storie” per la festa di san Martino.
    • il 27 settembre ha avuto luogo nonna Nena in cucina con storie d’amore, cibo e famiglia, questa iniziativa fa parte di “a mente fresca”

    Questi sono solo alcune esempi delle attività proposte: Casa Museo Nena offre molto altro, continuando ad essere uno spazio aperto alla comunità. 

    Dove e quando andare:

    Casa Museo Nena si trova in via del lavoro 46A, a Casalecchio di Reno.

    Il museo è visitabile solo con visita guidata, in questo periodo durante il weekend: 

    – il sabato alle 16:00, 17:00 e 18:00;

    la domenica alle 10:00, 11:00 e 12:00.

    Non è necessaria la prenotazione, basta presentarsi al cancello qualche minuto prima.

  • Il Focolare delle Idee


    La biblioteca Cesare Pavese, oggi in via Porrettana 360, era prima situata in via Cavour vicino alla sede del Liceo “L. da Vinci” e ha una storia ricca e interessante.


    Nel 1958, l’assessore alla Cultura di Bologna organizzò una collaborazione tra vari Comuni dell’area metropolitana, con l’obiettivo di unire biblioteche e punti di lettura e promuovere un progetto culturale sul territorio.

    La struttura della Casa della Conoscenza è stata costruita con grandi vetrate, per garantire luminosità naturale, spazi ampi e profondità, e favorire un rapporto continuo tra ambiente esterno e interno.


    Situata nel centro del Comune di Casalecchio di Reno, la Casa della Conoscenza è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici: davanti all’edificio ci sono fermate per autobus e corriere, oltre a un parcheggio laterale per auto e motocicli.

    Nel 1966 ebbe inizio la progettazione della nuova biblioteca di Casalecchio, destinata a ospitare sale studio, scaffali con volumi di libri e sale di lettura.


    La prima Biblioteca “Cesare Pavese” nacque dalla collaborazione tra i comuni del territorio e fu intitolata al celebre scrittore e poeta per  l’alto valore civile e culturale.

    Nel Comune di Casalecchio di Reno troviamo anche altre strutture che onorano personaggi celebri, come il Palazzetto dello Sport “Cabral”, il Parco Francesco Zanardi e la Piscina Martin Luther King.


    Il progetto di costruire la nuova Casa della Conoscenza, come simbolo di centro culturale e cuore della comunità del paese, era inizialmente destinato a realizzarsi nell’attuale sede del Municipio, in seguito fu individuata l’area ampia ed estesa di via Porrettana davanti al teatro Laura Betti. 

    Nel secondo dopoguerra, Casalecchio era cresciuto diventando uno snodo particolarmente frequentato, anche grazie alla linea tranviaria Casalecchio-Vignola. Sul vasto piazzale dove oggi sorge la Casa della Conoscenza vi era il tracciato della linea ferroviaria. Si ricorda addirittura l’episodio  di un treno che, non riuscendo ad azionare i freni, sfondò le vetrate e finì la sua corsa dentro l’ufficio postale di via Garibaldi.


    Dopo la dismissione dei tram e della ferrovia, si aprì in una zona centralissima un vastissimo piazzale di terra battuta, ideale per ospitare il mercato settimanale e per la collocazione di un grande parcheggio. 

    Il luogo si prestava ad accogliere l’edificazione di un simbolo, un centro di aggregazione, che non a caso si inserì nella rete di toponimi che richiamano l’idea di casa come spazio condiviso — Casa della Salute, Casa dell’Ambiente, Casa della Solidarietà, Casa per la Pace.

    All’origine, come matrice comune, vi è proprio Casalecchio, ovvero un piccolo gruppo di case raccolte, unite per proteggersi sorte lungo il Reno, il cui nome rimanda allo scorrere delle acque del fiume. Da questa radice, quasi per gemmazione si riproducono nel paese questi ambienti che concentrano in sé significati, valori e accolgono una comunità fertile. 


    La Biblioteca, aperta da martedì a sabato, è frequentata da utenti provenienti da tutti i comuni limitrofi, come Sasso Marconi e Zola Predosa, compresa Bologna e offre servizi efficienti come il prestito circolante.

    Si tratta di una biblioteca di pubblica lettura, dove gli utenti possono consultare libri e volumi a scaffale aperto, ma anche enciclopedie, riviste e quotidiani. Di particolare interesse sono la selezione locale, dedicata alla storia del territorio, la sala morbida dedicata alla prima infanzia e quella destinata agli adolescenti, lo spazio computer e l’ampia sezione musicale.


    La biblioteca conserva anche testi antichi, tra cui il Fondo Napoleonico una collezione di circa 400 volumi, che si possono consultare su richiesta.


  • 🎭 Il Carnevale di Casalecchio: dove la tradizione si fa festa (e noi ci siamo!)

    Immagine da Bologna Welcome, link

    Se state cercando un piano per una domenica diversa dal solito, lontano dalla noia dei centri commerciali, c’è un appuntamento a Casalecchio di Reno che non si può proprio perdere. Il Carnevale casalecchiese non è solo una sfilata, ma un vero concentrato di energia che trasforma le strade del centro in un palcoscenico a cielo aperto, capace di coinvolgere chiunque, dai più piccoli ai ragazzi della nostra età.

    Tutto questo non sarebbe possibile senza l’impegno costante della Proloco di Casalecchio di Reno. Si tratta di un’associazione fondamentale per il territorio, formata da persone che dedicano il proprio tempo libero a valorizzare la città. Sono loro la mente e il braccio dietro i grandi eventi locali: lavorano dietro le quinte per mesi per coordinare i carri, gestire la sicurezza e assicurarsi che ogni dettaglio sia perfetto, mantenendo vivo lo spirito di comunità che rende speciale Casalecchio.
    Il pezzo forte della giornata è senza dubbio la sfilata dei carri allegorici, che portano una ventata di colore e satira lungo via Marconi e le zone limitrofe.


    Questi giganti di cartapesta sono accompagnati da gruppi mascherati che ballano a ritmo di musica, trasformando il percorso in una grande festa itinerante. Mentre i carri avanzano, dalle torrette piovono caramelle, gadget e peluche, scatenando la solita, divertente “caccia al tesoro” tra la folla.
    Oltre allo spettacolo visivo, il Carnevale è un’esperienza che passa anche per il palato. Passeggiando per le piazze è impossibile resistere al profumo di sfrappole e castagnole appena fatte, i dolci tipici che sono il vero simbolo di questo periodo. Molti bar e stand locali si attrezzano per offrire il meglio dello street food bolognese, rendendo la sosta per la merenda un momento obbligatorio tra un lancio di coriandoli e l’altro.


    Info pratiche: come arrivare

    L’ingresso è totalmente gratuito, il che lo rende l’evento perfetto per passare un pomeriggio divertente senza svuotare il portafoglio. È l’occasione giusta per scattare qualche foto diversa dal solito, magari sfruttando lo sfondo dei carri, e per godersi quell’atmosfera di festa leggera che solo il Carnevale sa regalare prima che inizi il periodo più intenso della scuola.

    Clicca o Scannerizza il QR per avere più informazioni sul dove appoggiare la macchina, sarà semplicissimo!

    Raggiungere la festa è facilissimo anche per chi non ha la macchina: il centro è collegato benissimo sia con il bus 20 che con il treno (scendendo alla stazione di Casalecchio Garibaldi).

  • Parco Talon, il cuore verde di Casalecchio

    Un parco, una comunità

    A pochi passi dalla città di Bologna, immerso nel verde dei colli e accarezzato dal fiume Reno, si apre uno spazio straordinario: il Parco della Chiusa, un luogo dove la bellezza del paesaggio incontra la sostenibilità e l’inclusione sociale grazie al lavoro della cooperativa COPAPS. Un esempio concreto di come il territorio possa essere valorizzato nel rispetto dell’ambiente e delle persone.

    Un polmone verde alle porte di Bologna

    Conosciuto anche come Parco Talon, il Parco della Chiusa si estende su oltre 100 ettari nel territorio di Casalecchio di Reno e lambisce i comuni di Bologna e di Sasso Marconi. Il Parco nasce come proprietà privata della famiglia nobile Sampieri Talon che nel XVI secolo acquistò queste terre e costruì la villa con ampi giardini ornamentali, alle pendici delle colline bolognesi. Questo spazio naturale è una vera oasi ecologica, caratterizzata da boschi, prati, sentieri e scorci panoramici che raccontano la storia del territorio. Si possono trovare anche specie animali, come: la salamandrina dagli occhiali, anfibio che assomiglia alla lucertola, che è il simbolo del parco; ma ci sono anche lupi, cinghiali, rapaci, faine… 

    È il luogo ideale per passeggiate, gite in bicicletta, attività all’area aperta o solo per rilassarsi immersi  nella natura. Il parco è accessibile da vari ingressi e collegato tramite percorsi ciclo-pedonali anche alla città di Bologna.

     

    Nel cuore del Parco, sorge l’Agriturismo Parco della Chiusa, progetto inaugurato nel 2023, che unisce accoglienza, ristorazione e attività educative in una struttura completamente rinnovata e accessibile. È possibile prenotare camere immerse nel verde, mangiare piatti semplici e genuini, partecipare a laboratori e visite guidate nella fattoria didattica, dove si scoprono le api, l’orto e gli animali. L’agriturismo è gestito dalla COPAPS, fondata nel 1979,  che accoglie persone in condizioni di fragilità con l’obiettivo dell’inclusione e inserimento nel mondo lavorativo.

    Il Parco e la Chiusa, che è riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio messaggero di una cultura di pace a favore dei giovani, sono un angolo autentico e prezioso del nostro territorio, un’occasione per conoscere e sostenere chi lavora ogni giorno per una società più giusta, inclusiva e sostenibile.  

    I ragazzi della cooperativa agricola sociale si occupano della parte ristorativa ,della colazione e della preparazione del miele presso i laboratori di smielatura ed etichettano i barattoli di miele.

    Secondo noi ciò che rende il blog più personale e più vicino ai ragazzi della nostra età è raccontare le cose che ci piacciono fare nel parco, come andare in bici o rilassarci sull’ erba, e consigliare attività che abbiamo provato davvero. Possiamo anche suggerire un posto da vedere, come un punto panoramico  o un sentiero immerso nella natura.

  • Chi siamo

    Chi siamo


    I ragazzi della 4T turistico-Salvemini


    Noi della 4T siamo un bel mix di esperti di viaggio del Salvemini di Casalecchio, sempre pronti a partire con la valigia in una mano e Google Maps nell’altra per andare a esplorare il mondo!

    Quest’anno abbiamo una mission speciale: scrivere articoli. Non siamo ancora giornalisti famosi, ma stiamo imparando a raccontare luoghi, tradizioni, curiosità e, perché no? anche qualche disavventura da turisti distratti.


    Tra ricerche su mete turistiche, descrizioni di città da sogno e qualche risata, stiamo scoprendo come reperire informazioni, incuriosire e far viaggiare le persone attraverso le parole. Siamo un gruppo eterogeneo, ma tutti con qualcosa in comune: la voglia di scoprire il mondo e raccontarlo, un articolo alla volta.

    La nostra classe è un posto vivace, dove collaborazione e confronto sono la classica quotidianità. Lavoriamo spesso in gruppo, e anche se non sempre siamo tutti d’accordo, è proprio durante le discussioni che nascono gli articoli migliori. Tra risate e distrazioni, quando c’è da lavorare, ci impegniamo al massimo, soprattutto se si parla di viaggi e turismo. Non ci interessa essere perfetti, ma soltanto raccontare i luoghi e le storie in modo semplice e autentico, come farebbe un turista curioso, che magari ogni tanto rischia di perdersi.


    L’indirizzo turistico ci fa approfondire lo studio delle lingue della geografia e dell’economia internazionale, è così che incontriamo culture diverse e torniamo qui per riscoprire e valorizzare il nostro del territorio. Ci piace esplorare nuove realtà, analizzare le potenzialità turistiche di luoghi vicini e lontani e immaginare itinerari di viaggio. Le attività pratiche e i progetti che svolgiamo ci aiutano a sviluppare competenze fondamentali per il futuro, sia per i percorsi di studio che per le vite professionali.


    Viaggiare per noi è come immergersi in modi diversi di pensare e di vedere il mondo, rispettare tradizioni e osservare le cose con uno sguardo aperto. La nostra classe è un gruppo unito, motivato rivolto al futuro, siamo pronti a metterci in gioco per crescere sia sul piano umano che nelle esperienze. Non mancano scambi di idee che ci fanno arrabbiare, ma ci arricchiscono. Come in ogni gruppo, non siamo quasi mai tutti d’accordo, ci sono opinioni contrarie, anche caratteri forti e tante incomprensioni. Ma questo fa parte del percorso, e nel tempo abbiamo imparato a conoscerci, a rispettarci e a lavorare insieme, anche quando non siamo sulla stessa lunghezza d’onda. La nostra classe è un mix di personalità frizzanti, un gruppo non perfetto ma genuino, che cresce giorno dopo giorno, con alti e bassi, tra risate e momenti complicati.


    Abbiamo deciso di aprire questo blog per portarvi con noi alla scoperta dei posti che amiamo di più. Qui non troverete le solite guide turistiche noiose, ma vi indicheremo i sentieri migliori per il trekking e vi sveleremo le leggende locali che conoscono  solo i nonni. Seguiteci per scoprire il mondo attraverso i nostri occhi!