
Sotto le vie di Bologna scorre una storia antica, intrecciata all’ingegno e alla forza dell’acqua. L’impianto efficiente della Chiusa di Casalecchio ha guidato per secoli lo sviluppo della città. Le sue acque alimentavano i canali, muovevano i mulini e facevano brillare la seta nelle mani degli artigiani. Fu grazie a questo straordinario sistema idraulico che Bologna tra il XIII e il XIV secolo, divenne un cuore pulsante d’industria e sapere in cui l’acqua non era solo risorsa, ma vita, progresso e meraviglia.
La chiusa sorge in un’area strategica, in cui il Reno lascia l’Appennino per entrare nella pianura, è una delle opere idrauliche più antiche d’Europa ancora funzionanti. La struttura originaria in legno fu costruita intorno al 1208 dai frati Benedettini, è stata sostituita nel XIV secolo da una costruzione in muratura più resistente, mantenendo l’orientamento obliquo, la regolazione delle acque e la logica modulare, che la rendono un esempio unico di continuità tecnica nel tempo.Il sistema della Chiusa sfrutta la gravità: a monte si forma un piccolo bacino che convoglia l’acqua verso l’incile. In caso di piene, la paratoia viene abbassata per impedire che troppa acqua raggiunga la città, lasciando il Reno proseguire lungo il suo corso naturale.
Oggi la Chiusa è un luogo di cultura e turismo. Sono organizzate visite guidate, iniziative didattiche e culturali, e un impianto di illuminazione consente di percorrere il camminamento anche di sera. Bologna è una “città d’acqua invisibile” alimentata da una rete nascosta di canali che hanno rimodellato l’urbanistica e la vita sociale, favorendo la nascita di quartieri e luoghi di incontro. Nel 2010 l’unesco ha dichiarato la chiusa “patrimonio messaggero di una cultura di pace a favore dei giovani” riconoscendo il valore di questa opera di ingegneria idraulica e di potenza civili che unisce gli uomini attraverso il tempo.

Bologna, la città d’acqua che vive sotto i nostri piedi
Un viaggio tra storia, ingegno e memoria dei canali bolognesi
I canali cittadini, rendono Bologna una vera e propria città sull’acqua, una piccola Venezia silenziosa. Il Canale di Reno, che attraversa la città fin dal 1300, rappresenta una delle testimonianze più importanti di questo passato, oggi visibile solo in luoghi come la Finestrella di via Piella, via Malcontenti e via Capo di Lucca fino alla storica Chiusa di Casalecchio. Nel Medioevo, i canali avevano molte funzioni: trasportavano merci fuori città, muovevano i filatoi meccanici della seta e resero Bologna una delle città più ricche d’Europa. L’acqua serviva anche per l’attività molitoria del grano, la produzione della carta e l’irrigazione degli orti urbani. Il sistema idrico garantiva lo smaltimento dei rifiuti, della neve e della pioggia in eccesso, proteggendo Bologna dalle alluvioni. La città aveva un porto fluviale in corrispondenza della salaria presso i giardini del cavaticcio collegato a Ferrara tramite il Canale Navile, usato per il trasporto di merci e passeggeri fino ai primi anni dell’Ottocento. Col tempo, però, molti canali vennero tombati, soprattutto tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, ma la rete idrica sotterranea rimase vitale per la città.

Oggi i Canali di Bologna continuano a svolgere un ruolo fondamentale. Sono l’unico modo per portare acqua a gran parte della pianura a nord della città e per alimentare il Canale Navile, che ormai si comporta come un vero corso d’acqua naturale, con la sua flora e fauna. L’acqua dei canali viene utilizzata anche per la produzione di energia idroelettrica, e durante eventi di pioggia intensa serve da valvola di sfogo per evitare allagamenti.
Tra il 19 e 20 ottobre 2024, un evento di pioggia intensa ha ricordato quanto questo sistema sia ancora oggi cruciale. Il torrente Ravone, con il suo bacino idrografico più grande, ha raggiunto livelli molto elevati mentre il Canale di Reno, vuoto per la secca, non poteva assorbire subito le acque in eccesso. Gli scaricatori di Casalecchio e Cavaticcio hanno avuto un ruolo decisivo per evitare danni maggiori. La pressione nei cunicoli stretti tra le case del canale è aumentata fino a straripare. Ogni anno, ad ottobre, il Consorzio dei Canali di Bologna toglie l’acqua dal reticolo urbano per eseguire lavori di manutenzione e garantire la massima efficienza del sistema.
Accanto alla manutenzione di questo fitto reticolo d’acqua, negli ultimi anni sono stati realizzati diversi interventi di valorizzazione, come l’apertura di piste ciclabili lungo i canali di Reno e Navile, la risistemazione dell’area portuale, l’illuminazione dei tratti sotterranei e l’attivazione del portale Idrobo, che permette di monitorare in tempo reale i livelli dell’acqua nei canali e nei fiumi bolognesi. A Casalecchio, vengono organizzate periodicamente visite guidate alla Chiusa di Casalecchio, soprattutto il sabato, per far conoscere al pubblico questo patrimonio ancora poco conosciuto.
La storia dei canali bolognesi, iniziata otto secoli fa con la costruzione delle chiuse di Casalecchio e San Ruffillo, continua ancora oggi. Questi antichi canali, un tempo strumento di difesa e commercio, sono diventati parte integrante dell’identità urbana di Bologna. Custodiscono la memoria di una città che non ha mai smesso di scorrere sotto la superficie, ma viva come l’acqua che la attraversa.
































