Introduzione



Il Lunario Casalecchiese è una pubblicazione annuale, giunta alla sua trentesima edizione, che raccoglie la storia, la memoria, le immagini d’epoca e i racconti legati alla comunità di Casalecchio di Reno. Questo calendario locale documenta eventi significativi, frammenti di vita quotidiana del passato e le trasformazioni urbanistiche che hanno segnato il territorio.
foto del calendario del mese di aprile

Tra le sue pagine si possono trovare tracce della storia di eccellenze industriali locali, come la Fars (Fabbrica Italiana Racchette e Sci), attiva fin dagli anni ’50.
Prime foto Fars anni ’50

fabbricazione racchette sportive
E non mancano rubriche e siparietti tra i luoghi simbolo, come il Lido di Casalecchio (la “spiaggia” dei bolognesi) e i volti di personaggi che hanno contribuito a preservare la memoria locale, ad esempio lo storico Pier Luigi Chierici.
Attraverso vecchie fotografie ripescate tra i cimeli di famiglia, il Lunario mostra il volto della “Casalecchio d’na vòlta”, stimolando il ricordo e un pizzico di nostalgia negli abitanti.
Storia e cultura
Il Lunario nasce nell’ambito delle celebrazioni del patrono e viene tradizionalmente presentato a novembre, durante la Festa di San Martino. Il progetto è curato con passione grazie al contributo di storici locali e associazioni come la “Casa delle Acque”, per mantenere vivo il legame tra passato e presente, tra vecchie e nuove generazioni.
In questo contesto nasce una cultura profondamente legata al ritmo delle stagioni e alla vita comunitaria. È qui che si inserisce il cosiddetto “lunario casalecchiese”, che non è un libro ufficiale nel senso stretto, ma una tradizione popolare: un insieme di saperi tramandati, legati al calendario agricolo, alle feste religiose e alle abitudini locali. Il lunario scandiva i tempi del lavoro nei campi, ma anche quelli della socialità: quando seminare, quando potare, quando festeggiare. In Emilia, e a Casalecchio in particolare, queste tradizioni si intrecciano con la religiosità popolare e con il paesaggio, creando un calendario “vissuto” più che scritto. Non è un caso che molte usanze siano ancora oggi legate a momenti specifici dell’anno, come la Pasquetta, che diventa occasione di cammino, incontro e memoria collettiva.

Ed è proprio qui che entrano in scena i Bregoli, forse l’elemento più affascinante per capire l’identità culturale del luogo. Il Sentiero dei Bregoli non è solo un percorso naturalistico: è una vera e propria “linea narrativa” che collega Casalecchio a Bologna, partendo dalla chiesa di San Martino e arrivando fino al Santuario di San Luca sul Colle della Guardia. Lungo circa 1,7 km, attraversa boschi, salite ripide e scorci panoramici, ma soprattutto attraversa i secoli .
Nel Medioevo era una via strategica che collegava importanti strade romane evitando il centro urbano; nell’Ottocento fu adattato anche a scopi militari; nel Novecento diventò un luogo di devozione con la costruzione della Via Crucis; durante la Seconda guerra mondiale ospitò perfino rifugi anti-bomba . Ma ciò che lo rende davvero unico è il suo uso sociale: per decenni è stato il luogo delle passeggiate, dei picnic, degli incontri. Il nome stesso “bregoli ” deriva probabilmente dai piccoli rami raccolti lungo il percorso, ma col tempo è diventato sinonimo di esperienza condivisa.
Ancora oggi sopravvive una tradizione vivissima: la camminata di Pasquetta “su e giù per i Bregoli”, un rito collettivo che unisce natura, spiritualità e convivialità. Un tempo era anche il sentiero degli innamorati, delle fughe romantiche, delle chiacchiere lontano dal paese; oggi è un simbolo identitario, un modo per “riabitare” il territorio e riscoprire una memoria comune .
Se si guarda Casalecchio attraverso i Bregoli, si capisce qualcosa di più profondo: questo non è solo un luogo di passaggio tra pianura e collina, ma uno spazio in cui storia, paesaggio e vita quotidiana si intrecciano continuamente. Il lunario, con i suoi ritmi stagionali, e i Bregoli, con il loro percorso fisico e simbolico, raccontano la stessa cosa: un modo di vivere il tempo e lo spazio che non è lineare, ma ciclico e condiviso.
Il cammino della Pasquetta
l Sentiero dei Bregoli è uno di quei luoghi che, più lo si osserva da vicino, più rivela una stratificazione sorprendente di storie, usi e piccoli dettagli che spesso sfuggono a una prima passeggiata. Non è semplicemente un collegamento tra Casalecchio e il colle della Guardia, ma una sorta di “archivio all’aperto” dove ogni tratto conserva tracce di epoche diverse.
Una delle curiosità più interessanti riguarda proprio il nome “Bregoli”. Non esiste un’interpretazione unica e definitiva: secondo la tradizione popolare deriverebbe dai “brègol”, cioè piccoli rami o fascine raccolti nel bosco, attività comune per chi viveva di economia rurale. Ma c’è anche chi ipotizza un’origine più antica, forse legata a termini longobardi o a deformazioni dialettali ormai perdute. Questo alone di incertezza è tipico della cultura orale emiliana, dove i significati non sono fissati ma evolvono con l’uso.

Camminando lungo il sentiero, si può notare come il tracciato non sia affatto casuale: segue una linea di crinale e di mezza costa che lo rendeva strategico già in epoca medievale. Era infatti una via “alternativa” per evitare il fondovalle e controllare meglio gli spostamenti. Non a caso, nell’Ottocento fu adattato anche a scopi militari, e ancora oggi, se si presta attenzione, si possono intuire modifiche al terreno che non sono naturali ma frutto di interventi umani.
Un dettaglio poco noto è la presenza, lungo il percorso, di tracce della Seconda guerra mondiale. Alcune cavità e adattamenti del terreno furono utilizzati come rifugi antiaerei: il bosco dei Bregoli, fitto e riparato, offriva protezione durante i bombardamenti su Bologna. Questo aggiunge una dimensione molto concreta e drammatica a un luogo che oggi appare tranquillo e quasi fuori dal tempo.
C’è poi la dimensione devozionale, che cambia completamente il modo di leggere il sentiero. Con la realizzazione della Via Crucis, il percorso assume un significato spirituale: non è più solo un passaggio, ma una salita simbolica verso il Santuario della Madonna di San Luca. In questo senso, i Bregoli diventano una sorta di “versione selvatica” del più famoso portico che sale da Bologna: meno monumentale, ma più intimo e immerso nella natura.
Un’altra curiosità riguarda l’uso sociale del sentiero nel Novecento. Prima della diffusione dell’automobile e del turismo organizzato, i Bregoli erano una vera e propria meta di svago popolare. Le famiglie salivano con ceste e tovaglie per fare picnic, i giovani li percorrevano come spazio di libertà, lontano dagli sguardi del paese. Per questo veniva spesso considerato il “sentiero degli innamorati”: un luogo discreto, dove parlare, incontrarsi, o semplicemente stare insieme.
La tradizione di Pasquetta, ancora oggi molto sentita, è forse l’eredità più viva di questo passato. La camminata “su e giù per i Bregoli” non è solo un’escursione, ma un rito collettivo che unisce generazioni diverse. È interessante notare come questa usanza si colleghi idealmente al lunario locale: il tempo della festa primaverile, della rinascita e della vita all’aperto trova nei Bregoli il suo spazio naturale.
Infine, un aspetto spesso trascurato è quello paesaggistico. Il sentiero è una sorta di confine ecologico: in pochi minuti si passa dall’ambiente fluviale del Reno al bosco collinare, con variazioni evidenti di vegetazione e luce. Questo lo rende un luogo privilegiato anche per osservazioni naturalistiche, ma soprattutto crea una sensazione molto particolare per chi lo percorre: quella di attraversare non solo uno spazio, ma più “mondi” diversi.
In fondo, il fascino dei Bregoli sta proprio qui: non sono spettacolari nel senso classico, ma diventano ricchissimi se li si guarda con attenzione. Ogni passo aggiunge un dettaglio, ogni curva suggerisce una storia, e il sentiero, da semplice cammino, si trasforma in esperienza.







